
La chiesetta,
detta comunemente di S. Antonio, ha origini molto antiche, legate
al culto per il Santo Eremita, introdotto nell’Italia Meridionale
dagli Antoniani di Vienne, nel Delfinato, verosimilmente nella prima
metà del Sec. XIII. La data del 1617 riportata sulla piccola
campana potrebbe testimoniare un restauro avvenuto in quell’anno
o piuttosto un cambiamento di titolo; infatti nella relazione della
Visita pastorale fatta dal Commissario apostolico Lelio Ferro il
18 settembre 1687, è menzionata sotto il Titolo di “S.
Maria dei Martiri”, notizia confermata anche dall’iscrizione
impressa sulla stessa campana.
Il citato documento ci informa, inoltre, che, annesso alla Cappella,
si trovava l’”ospedale”, edificio di ridotte dimensioni
adibito all’accoglienza e alla cura degli infermi.
In un successivo documento del 1800 appare intitolata a S. Antonio
e S. Lucia, di diritto di Patronato della famiglia Cestari: “ha
pesi di messe n° quaranta; due delle quali solamente sono cantate,
una à 17 gennaio, e l’altra à 13 dicembre, giorni
di S. Antonio e S. Lucia, e le altre lette per ciascun anno”.
L’edificio si presenta a pianta rettangolare ad aula unica;
il soffitto è a botte, intersecato da otto velette laterali;
sull’altare maggiore si può ammirare una pregevole
tela raffigurante S. Antonio in mezzo a due martiri: S. Lucia e
S. Agnese (?).
La facciata, rimessa a nuovo di recente, è decorata con lesene
laterali a stucco, sormontate da timpano abbellito con mensole e
rosette, con foro semicircolare centrale.
Alla sommità del tetto si erge un piccolo campanile a vela.
Per quanto concerne la tradizione locale, fino a qualche anno addietro,
il 17 gennaio, nella piazzetta antistante si portavano gli animali
per la benedizione, che avveniva dopo la celebrazione della Messa;
persiste ancora, invece, quella dell’accensione dei “fuochi”,
che si tiene la sera del 16 gennaio, previa “cerca”
della legna nei giorni precedenti.
Prof. Gennaro Arteca |