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Il cenobio dei
cappuccini è ubicato in aperta campagna nella località
omonima a sud di Montesano. Dalla relazione sui conventi della Provincia
Monastica di Basilicata del 1650 si rileva che chiesa e convento
furono fondati nell’anno 1590 per volere dell’ “Università”
e col consenso del vescovo di Capaccio, alla cui Diocesi apparteneva,
allora, Montesano.
I lavori di costruzione procedettero con impegno ed alacrità,
tanto che nel 1596 il complesso era già ultimato e poté
accogliere la prima comunità religiosa.
La struttura era circondata da mura, di cui restano tracce, che
perimetravano gli orti annessi.
Di particolare importanza era la presenza di una “gualchiera”,
alimentata da una copiosa sorgente che sgorgava nell’orto,
e, dal 1815, anche di un lanificio; motivo che ne evitò la
chiusura durante il decennio di dominazione francese.
L’edificio era composto da due ali conventuali con interposta
chiesetta dedicata, in principio, a S. Francesco e, in seguito,
a S. Matteo.
Del convento, l’ala destra, da tempo fatiscente, fu definitivamente
demolita alcuni anni or sono per far posto ad un campanile in cemento
armato con piazzetta antistante; l’ala sinistra, ancora esistente
ma in stato di avanzato degrado, presenta un impianto a corte, con
chiostro a piano terra, sul quale si aprono ambienti per uso comune:
refettorio, cucina, dispensa e forno.
Il chiostro, di armoniose proporzioni, è delimitato da archi
in muratura a tutto sesto e corridoi con volta a botte.
Al primo livello si accede per mezzo di una scala a due rampe con
gradini realizzati in pietra locale, con soffitto a volta rampante,
la cui imposta è sormontata da affresco raffigurante lo stemma
francescano.
L’ambiente accoglie su tre lati diciassette celle per i frati
ed una riservata al P. Provinciale; il quarto lato, contiguo alla
chiesa, funge da loggiato con affaccio sul chiostro.
Il livello superiore, di epoca posteriore, presumibilmente inizio
‘800, presenta la medesima impostazione di quello sottostante
e venne elevato per ospitare lo “Studentato” per la
formazione dei futuri sacerdoti.
Durante la sua attività, protrattasi per oltre due secoli
e mezzo, il convento fu sede di ben sei Capitoli provinciali, l’ultimo
dei quali celebrato nel 1846.
Nel 1866, in virtù, della legge eversiva del 7 luglio, venne
inesorabilmente soppresso ed acquistato dalle famiglie Cestari e
Gerbasio di Montesano.
Tra il 1886 e il 1888 il vescovo di Teggiano del tempo mons. Vincenzo
Addessi, vista la disponibilità dei proprietari, pensò
ad un suo riutilizzo per affidarlo ai PP. Passionisti, senza, però,
riuscirvi a causa di una “vertenza” sulla chiesa. Una
proposta analoga fu avanzata nel 1942, ai PP. Missionari di Sacri
Cuori, dal Vescovo mons. Oronzo Caldarola; essi, pur inviando sul
posto il P. Giuseppe Bottiglieri che, durante la sua permanenza,
si adoperò per il completamento della “fabbrica”
sulla navata laterale, non ritennero opportuno accettare l’invito.
L’ultima utilizzazione meritevole di nota, quale convitto
per giovani studenti, avvenne negli anni 1944 – ’45
ad opera dei PP. Vocazionisti. Abbandonato anche da questi, venne
adibito ad annessi agricoli con ovile.
Dopo la recente donazione dello stabile da parte della proprietaria
dott.ssa Cestari al Comune di Montesano, sono state intraprese le
necessarie pratiche per il suo completo recupero.
La chiesa ebbe, in origine, una sola navata, separata dall’abside
da un magnifico arco trionfale.
Quattro archi a pieno centro, aperti nella parete laterale di destra,
immettono nella navata minore, aggiunta al corpo principale verosimilmente
intorno alla seconda metà del XVII secolo. Essa accoglie
le cappelle con altari e icone di S. Francesco, S. Rosa da Viterbo,
S. Antonio e S. Felice. Nel pavimento trovano posto due sepolture,
una dei Frati e l’altra della famiglia Cestari.
Le pareti di quest’ultima sono prive di qualsiasi ornamento,
a differenza dell’aula maggiore, che è ricoperta di
stucchi, lesene e decorazioni di gusto barocco.
Il pregevole altare maggiore, in marmo policromo, fu fatto edificare
nel 1863 dalla Pubblica Amministrazione di Montesano. Una tela raffigurante
l’Immacolata circondata da simboli e con ai piedi gli apostoli
S. Giovanni e S. Matteo, che un tempo campeggiava sulla parete di
fondo dell’abside, è stata recentemente restaurata
e sistemata sulla parete sinistra del presbiterio.
La poca luce proveniente dai due finestroni di sinistra lasciano
l’ambiente in una mistica penombra che predispone al raccoglimento.
Prof. Gennaro Arteca |